Aggravante del razzismo nel codice penale

L’odio razziale come aggravante

Ogni tanto si sente parlare dell’aggravante di odio razziale. Per odio razziale si intendono quegli atti di intimidazione, violenza, anche solo verbale, che sono motivati in tutto o in parte dalla razza della vittima.

Si tratta di un sentimento di disprezzo che è rivolto verso chi è di razza o etnia diversa, ma anche di religione diversa, in alcuni casi.

Non si tratta solamente di un atto spregevole in sè e per sè, ma costituisce anche una possibile aggravante di natura penale.

Questo significa che compiere un reato, un atto di violenza verbale o fisica verso una persona per motivi legati all’odio razziale comporta l’inasprimento della pena per mezzo dell’applicazione di un’aggravante.

Ma che cos’è l’aggravante di odio razziale?

Quando si applica e che tipo di aggravio comporta sulla condanna penale ?

L’aggravante di odio razziale

Il reato in sè, vale a dire quel comportamento previsto come reato dal codice penale e punito come tale, prevede una condanna fra un massimo o minimo edittale.

Art. 3 – L. 25 giugno 1993, n. 205 (in Gazzetta Ufficiale 26.06.1993 n.148)

Circostanza aggravante (finalità discriminazione razziale)

“Per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità, la pena è aumentata da un terzo alla metà”

Le circostanze aggravanti nel codice penale

Tuttavia la pena può essere aggravata se sussiste una delle aggravanti: le circostanze aggravanti consistono in ulteriori tratti della condotta, o modi di manifestarsi della condotta, che rendono – come si desume dal nome – il reato più grave e di conseguenza aumentano la pena.

Le aggravanti non sono fatto costitutivo del reato, ma possono renderlo “più grave”.

Fra le aggravanti previste dal codice penale possiamo distinguere

  • l’aver agito per motivi abietti o futili, vale a dire per motivi molto leggeri, poco fondati;
  • l’aver commesso il reato per occultare un altro reato, o per assicurare a sè o ad altri il prodotto, il prezzo o profitto o l’impunità del reato;
  • aver agito nonostante la previsione dell’evento nei delitti colposi;
  • aver agito con crudeltà o sevizie verso le persone;
  • aver approfittato della minorata difesa, cioè di condizioni nelle quali la persona non poteva difendersi adeguatamente (ad esempio aggredire un disabile o un anziano);
  • aver commesso il reato durante il tempo nel quale ci si è sottratti volontariamente all’esecuzione dell’arresto o carcerazione;
  • aver causato un danno patrimoniale di grande entità dei delitti contro il patrimonio;
  • l’aver aggravato o cercare di aggravare le conseguenze del delitto;
  • aver commesso il fatto con abuso dei poteri o violando i doveri connessi ad una pubblica funzione o funzione di pubblico servizio;
  • aver commesso il reato contro pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, o un ministro di un culto, o un agente diplomatico o consolare

e vi sono diverse altre aggravanti.

Quella che conta ora è l’aggravante per fini di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso. Si tratta di un’aggravante che si configura quando, per esempio, si aggredisce una persona straniera proprio perché è straniera, o si aggredisce o insulta una persona di altra religione proprio perché di altra religione.

Se a fondare il reato, la condotta illecita, è un sentimento di odio fondato su razza, religione, origine etnica, allora si manifesta l’aggravante.

L’ultima sentenza della Corte di Cassazione

Secondo la Cassazione, addirittura, si manifesterebbe “odio razziale” nel semplice dire ad uno straniero “vattene nel tuo paese, che sei venuto a fare”. 

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