Centri di permanenza per il rimpatrio e punti di crisi

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‘Decreto Minniti’ sui migranti, così cambiano le regole

Sezioni specializzate, via un grado di giudizio, nascita dei CPR e dei Punti di Crisi, lavori socialmente utili: ecco le nuove regole per i migranti in fasi di approvazione alla Camera

Una rivoluzione in diversi punti quella prevista dal cosiddetto ‘Decreto Minniti‘ voluto dal nuovo ministro dell’Interno Marco Minniti e approvato il 29 marzo dal Senato, atteso ora in Aula alla Camera.

Una serie di misure che prevedono tempi più rapidi per l’identificazione e gli eventuali rimpatri dei migranti, il contrasto dell’immigrazione illegale, ma anche maggiori garanzie per chi è in regola.

Sono diversi i punti fondamentali del ‘pacchetto’ che possiamo riassumere così:

Istituzione di 26 Sezioni Specializzate: il numero deriva da quello delle Corti d’Appello presenti sul territorio italiano. La loro specializzazione sarà in “ materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea”.

Quindi possono decidere sul mancato riconoscimento del diritto di soggiorno sul territorio nazionale in favore di cittadini Ue, sul riconoscimento della protezione internazionale, sul mancato rilascio, rinnovo o revoca del permesso di soggiorno per motivi umanitari, sull’impugnazione del provvedimento di allontanamento nei confronti di cittadini Ue per motivi di pubblica sicurezza, sul rifiuto del nulla osta al ricongiungimento familiare e del permesso di soggiorno per motivi familiari, sull’accertamento dello stato di apolidia e accertamento dello stato di cittadinanza italiana.

I giudici che ne faranno parte vengono scelti tra quelli ‘dotati di specifiche competenze‘ o che seguiranno corsi di formazione specifici sulla materia.

Commissioni Territoriali potenziate: il ministero dell’Interno è autorizzato nel biennio 2017-2018 a bandire concorsi per assumere a tempo indeterminato fino a 250 unità di personale altamente qualificato “per l’esercizio di funzioni di carattere specialistico”.

Scompare un grado di giudizio: per semplificare le procedure destinate al riconoscimento della protezione internazionale e la semplificazione e l’efficienza dei procedimenti giudiziari di riconoscimento dello status di persona internazionalmente protetta nasce un nuovo processo basato sul cosiddetto ‘rito camerale’ che definisce i casi nei quali si prevede l’udienza orale e riduce da 6 a 4 mesi il termine entro il quale è definito il procedimento “con decreto che rigetta il ricorso” o che “riconosce lo status di rifugiato o di persona cui è accordata la protezione sussidiaria”. Scompare quindi l’appello e contro il decreto si può ricorrere solo in Cassazione entro 30 giorni.

Tempi di notifica degli atti: nei confronti dei soggetti irreperibili gli atti saranno validi solo previo deposito per 20 giorni presso le questure competenti. Inoltre è previsto che il richiedente possa fare richiesta di non avvalersi della videoregistrazione del colloquio.

Nascono i CPR: con il ‘Decreto Minniti’ spariranno i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) sostituiti dai CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio) che dovranno coprire tutto il territorio nazionale e verranno allestiti nei siti e nelle aree esterne ai centri urbani più facilmente raggiungibili.

La capienza sarà limitata a 150 posti massimi, garantendo condizioni di permanenza che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona. Tocchera al Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale verificare che sia tutto rispettato.

Primo passo, i Punti di Crisi: il migrante che sbarca illegalmente in Italia sarà condotto per il primo soccorso e l’assistenza nei cosiddetti Punti di Crisi che serviranno per le operazioni di rilevamento foto dattiloscopico e segnaletico. In caso di rifiuto è previsto il trattenimento obbligatorio presso i centri.

Lavori socialmente utili: infine i prefetti territoriali in accordo con i Comuni interessati potranno promuovere “ogni iniziativa utile all’implementazione dell’impiego di richiedenti protezione internazionale, su base volontaria, in attività di utilità sociale in favore delle collettività locali”.

Sono previsto progetti specifici anche in collaborazione con le organizzazioni del Terzo Settore, da finanziare con risorse europee destinate al settore dell’immigrazione e dell’asilo.

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