Come fare per ospitare immigrati

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Profughi, ospitarli in casa fa bene e conviene

Cresce il numero delle famiglie italiane che accolgono in casa un profugo e per questo hanno diritto anche ad un rimborso mensile

Ospitare un immigrato profugo in casa propria è un atto di civiltà, ma può anche rendere. A fronte infatti del numero sempre maggiore di sbarchi in Italia fatto registrare negli ultimi anni e che facilmente andrà avanti pure nei prossimi mesi, il governo italiano ha infatti aperto alla possibilità che oltre alle classiche organizzazioni umanitarie che si occupano dell’assistenza scendano in campo pure i privati, con un rimborso spese mensile previsto per legge.

Al momento la cifra è pari a 500 euro per il vitto e l’alloggio in una casa privata, da affiancare ad Enti Pubblici, Fondazioni, Associazioni e ONLUS, Cooperative e Consorzi solitamente in campo per l’emergenza relativa agli immigrati. In Italia le ultime stime parlano di oltre 200 mila sbarchi nel solo 2017 e le sole strutture pubbliche per quanto attrezzate non sono in grado di soddisfare le richieste di posti.

Così la soluzione alternative è rappresentata dalle abitazioni private, in grado di fornire lo stesso tipo di assistenza ma con un ambiente più soft e soprattutto senza ammassare persone in strutture non idonee.

Finora si calcola che siano poco più di 500 le famiglie che hanno aderito al progetto, un buon inizio anche se decisamente poco rispetto a quelle che sarebbero le reali esigenze da coprire in base agli arrivi in Italia.

Come fare per affittare la casa ai profughi ?

Il primo passo è comunicare la propria disponibilità alle associazioni e organizzazioni che si occupano di accoglienza, a cominciare dalla Caritas italiana che ha lanciato nel 2016 il progetto “Rifugiato a casa mia” su precisa indicazione di papa Francesco.

Ovviamente sia nella forma del contratto di locazione che di ospitalità necessita la comunicazione di cessione di fabbricato prevista per tutti i soggetti che ospitano o affittano a uno straniero o immigrato, se non viene comunicata entro 48 ore la presenza è prevista una sanzione in capo al proprietario dell’alloggio.

Se le case private sono infatti la destinazione, le organizzazioni umanitarie devono obbligatoriamente fare da tramite, in primis per istruire in maniera corretta chi dovrà ospitare persone che facilmente non parlano la nostra lingua, hanno usanze, abitudini e anche religioni diverse non solo da quella cattolica e quindi rischiano di trovare ancora maggiori difficoltà di inserimento.

Ecco perché esistono figure specifiche come quelle dei mediatori culturali ma anche degli avvocati per stranieri e degli psicologi, consulenti in immigrazione oppure a un’agenzia pratiche stranieri

La piattaforma online Refugees Welcome

Ogni associazione chiede una disponibilità minima che va dai tre ai sei mesi, come ad esempio nel caso di ‘Refugees Welcome‘, una vera piattaforma online che mette in contatto profughi e famiglie e dal suo debutto ha raccolto già più di 600 adesioni in tutta Italia.

L’organizzazione, che per ora si sostiene con una raccolta fondi pubblica, aiuta la famiglia a sostenere le spese ma anche a tenere allacciati i legami con le istituzioni e con le associazioni del territorio.

Cos’è lo Sprar ?

E ancora, c’è lo Sprar (rete di accoglienza gestita direttamente dai Comuni italiani), il Vesta del Comune di Bologna, il Rifugio diffuso di Torino attivo dal 2008 e altre realtà. Per informazioni più dettagliate è comunque sempre meglio rivolgersi alla locale Questura.

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Portale Immigrazione

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