Decreto Salvini : la magistratura contro la retroattività

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Decreto Sicurezza e Permessi di soggiorno umanitari: la legge non è retroattiva

Provvedimento della Procura generale della Cassazione sulla bocciatura della richiesta per un cittadino bengalese: per le domande presentate prima del Decreto valgono le regole precedenti

La stretta generale ai permessi umanitari per i migranti attualmente in Italia prevista dal Decreto Sicurezza approvato ai primi di dicembre 2018 e fortemente voluto da Matteo Salvini, ministro dell’Interno.

Non avrà effetto retroattivo

Così si è orientata da Procura generale della Cassazione giudicando il caso di un cittadino del Bangladesh e che aveva chiesto protezione nel nostro Paese.

Lo Straniero aveva presentato domanda nei mesi scorsi, comunque prima dell’entrata in vigore del decreto immigrazione, giustificandola con il fatto che il Bangladesh è un Paese a forte rischio per la sicurezza personale e non vengono tutelati i diritti fondamentali dell’individuo, come confermato in primis un rapporto sulla situazione Paese.

Per questo, se dovesse fare rientro in patria “si troverebbe in condizioni di particolare vulnerabilità”, è scritto nella richiesta.

Quindi è per questi motivi che Corte di Appello di Firenze gli ha concesso il permesso di soggiorno per motivi umanitari giustificato anche dalla circostanza, ampiamente dimostrata, di aver trovato un lavoro nei mesi di permanenza in Italia e quindi si è anche inserito nel nostro contesto sociale.

I diritti umani inviolabili

Una motivazione contro la quale il Ministero dell’Interno ha presentato ricorso e così il fascicolo è finito davanti alla Cassazione.

Secondo la Procura generale il Decreto Salvini ha cancellato la condizione che contiene le condizioni necessarie per il rilascio della protezione umanitaria, riducendola a casi limitati e molto specifici come lo sfruttamento sul lavoro, i motivi sanitari particolarmente gravi, oppure ancora la fuga da calamità eccezionali o essere stati protagonisti di atti di speciale valore civile.

Su questo la Procura non ha dubbi: il diritto alla protezione umanitaria è garantito costituzionalmente dal terzo comma dell’articolo 10 della nostro Costituzione, perché rientra tra “i diritti umani inviolabili”.

Ma a quel bengalese andavano applicate le vecchie o le nuove regole?

Secondo la procura della Cassazione deve essere considerata la non applicabilità della nuova disciplina alle vicende umane sorte nel vigore della legge antecedente e ancora in corso.

Il migrante infatti in queste situazioni deve fare affidamento sulle norme previste al momento di presentazione della richiesta e non su quelle successive.

Inoltre diverse sentenze della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo e della Corte costituzionale hanno ribadito la mancanza di retroattività delle norme stringenti sulla richiesta di asilo.

Alcuni tribunali sezione immigrazione (la minoranza comunque) in realtà hanno ritenuto invece di poter applicare il Decreto Salvini anche a domande precedenti la sua entrata in vigore.

Ma quali sono quindi i numeri di migranti coinvolti ?

In ogni caso i permessi concessi per ragioni umanitarie nel 2018 sono passati dal venticinque% delle richiesta ad un più modesto tre%.

Tutto ciò avrebbe effetto su almeno centocinquantamila aspiranti lo status di protezione che come stima Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione potrebbero ottenere un permesso per motivi umanitari.

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Portale Immigrazione
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