Istanza reiterata di protezione internazionale

Riproposizione dell’istanza di protezione dovuti ai mutamenti nel Paese d’origine

Una importante pronuncia da parte del Tribunale di Bari, sezione specializzata in materia di immigrazione e protezione internazionale, con ordinanza del 13 dicembre del 2018.

A fine anno il Tribunale italiano ha infatti sostenuto che la condotta della Questura di rifiutare l’istanza in merito alla riproposizione di una domanda di asilo per mutamenti interni al Paese del richiedente è illegittima.

Ma andiamo per gradi e spieghiamo prima i fatti.

 In sostanza un richiedente asilo maliano aveva proposto nuovamente una istanza di protezione internazionale, a fronte di un mutamento delle condizioni e delle situazioni interne al suo Paese di origine. 

A quel punto però la Questura semplicemente non rispondeva e manteneva un atteggiamento di silenzio a fronte dell’istanza proposta dal soggetto, che quindi faceva ricorso avverso il silenzio-diniego della Questura di Foggia. 

Il Tribunale di Bari, sezione immigrazione, ha quindi dichiarato illegittima la condotta della Questura di Foggia, vale a dire il suo silenzio avverso la volontà dello straniero di proporre nuovamente la domanda di protezione. 

Cosa significa domanda reiterata ?

La “domanda reiterata” è l’istanza di protezione internazionale (comprensiva di status rifugiato, protezione sussidiaria) presentata in un qualsiasi Stato dell’Unione europea UE dopo il rigetto di un un’altra domanda (sia che la precedente è stata rifiutata senza ricorso sia che si sono esauriti i mezzi di appello).

Le censure del Tribunale di Bari sul rifiuto della Questura

Infatti secondo il Tribunale la Questura aveva l’onere di recepire la domanda e di adottare un provvedimento espresso, sulla base del quale convocare poi l’istante per il riconoscimento della protezione internazionale.

Una volta convocato l’istante, la Questura doveva occuparsi di permettere la presentazione formale della domanda su modello C3 con la redazione di un verbale con la raccolta delle dichiarazioni del cittadino straniero, all’interno del quale quest’ultimo avrebbe poi dovuto spiegare quali erano i mutamenti delle condizioni nel suo Paese di origine che giustificavano la proposizione di una nuova domanda di asilo. 

In questo modo il Tribunale, richiamando una sentenza delle sezioni unite della Corte di cassazione, ha ritenuto che la situazione giuridica dello stranieroha natura di diritto soggettivo” e di conseguenza non può essere ritenuto “interesse legittimo” semplicemente sulla base di valutazioni “discrezionali affidate al potere amministrativo”.

Secondo il Tribunale di Bari, la Questura, conformemente al diritto vigente, dovrebbe ricevere la nuova domanda di protezione e trasmetterla alla commissione territoriale competente a decidere sulla domanda d’asilo o protezione internazionale. 

Insomma, nel caso di specie la Questura ha impedito allo straniero di esercitare il diritto all’accesso alle autorità amministrative.

Inoltre l’impossibilità di formalizzare una richiesta di asilo a causa del silenzio della Questura può causare la situazione di irregolarità del richiedente il quale quindi potrebbe rischiare l’espulsione e di conseguenza non poter accedere al sistema per i richiedenti asilo. 

Le modifiche del decreto sicurezza

L’articolo 9 del decreto salvini ha escluso dal beneficio dell’autorizzazione a rimanere sul territorio nazionale i richiedenti asilo che reiterino la domanda di protezione internazionale al fine di ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento

Oppure perché la prima domanda reiterata è stata giudicata inammissibile o rigettata in quanto infondata.

avvocato imperia

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