Rinnovo permesso di soggiorno, reddito necessario

Permessi di soggiorno, il caos di chi è sotto il reddito sociale

Si moltiplicano i casi degli immigrati che pur volendo regolarizzare la loro posizione e rinnovare il permesso di soggiorno scaduto non riescono perché non arrivano ai 5.831 euro richiesti

Una delle discriminanti fondamentali per ottenere il permesso di soggiorno è quella per gli immigrati di poter dimostrare un reddito sociale superiore alla soglia minima che per legge è fissata in 5.831 euro. Ma sono molti quelli che non hanno un contratto regolare di affitto, un lavoro stabile, oppure ancora la dichiarazione di poter essere ospitati.

Ecco perché ogni anni di più aumenta il numero di questi stranieri che vorrebbero ma non possono, perché legati a criteri stringenti e quindi rimangono irregolari nonostante vorrebbero mettersi in regola.

Alcuni hanno redditi decisamente più bassi di quelli richiesti, altri lavorano (anche) direttamente in nero e quindi non possono dimostrare fino in fondo di poter vivere con il loro mestiere, altri ancora invece sono sotto la soglia solo per 200 o 300 euro ma tanto basta per essere esclusi dalla possibilità del permesso.

Lo testimonia una volta di più un servizio dell’edizione bolognese del quotidiano ‘La Repubblica’. “Esistono storie – come conferma Marco Pellicoro, ufficio stranieri della Cisl – di ordinaria irregolarità per contributi non versati dai datori di lavoro o perché la richiesta del permesso è rigettata a causa di un’insufficienza reddituale, ma la persona in questione è già in pensione”.

E fa l’esempio di una signora eritrea che vive nel capoluogo emiliano da 42 anni, ha sempre lavorato come badante ma con la sua pensione e i contributi versati non raggiungerà mai la soglia di reddito minima richiesta e quindi non potrà avere il permesso in pianta stabile rimanendo quindi tecnicamente una clandestina.

Più in generale sindacati e associazioni che si occupano in concreto di questi casi segnalano che quelle maggiormente penalizzate sono le donne che faticano di più a trovare un lavoro stabile e quindi un reddito certo.

Ma chi si occupa in concreto di questi casi e cerca di trovare una via legale per risolverli lamenta anche la poco collaborazione da parte delle Questure perché spesso le pratiche si arenano per motivi banali e non si riscontra la vera volontà di risolvere le questioni anche quando si potrebbe.

Solo a Bologna si calcola che almeno il 30% degli immigrati che si rivolgono agli uffici immigrazioni di sindacati e patronati si ritrovino poi in questa specie di zona grigia, bloccati da una legge che può anche essere corretta ma che non viene mai interpretata a loro favore.

La situazione occupazionale nel nostre Paese è sotto gli occhi di tutti, i contratti di lavoro stabili rimangono una chimera e quindi anche per i richiedenti un permesso di soggiorno rischia di rimanere soltanto un sogno.

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