Bonus bebè, senza carta di soggiorno non c’è

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Bonus bebè e l’orientamento ministeriale restrittivo

L’Inps ha chiarito una volta per tutte che i cittadini extracomunitari senza carta di soggiorno in Italia non possono godere del bonus bebè. Ma la vicenda probabilmente finirà in tribunale

Il bonus bebè ?

Un contributo giusto, ma non per tutti perché l’Inps ha chiarito una volta per tutte chi ne possa beneficiare e chi no: sicuramente toccano a tutte le famiglie con un Isee inferiore a 25 mila euro, che beneficiano di 960 euro l’anno per i primi 36 mesi del bambino (diventano il doppio se l’Isee è inferiore a 7 mila euro), basta che i genitori siano italiani o comunitari, mentre i cittadini extracomunitari regolarmente risedenti in Italia devono essere titolari della carta di soggiorno, ossia il permesso Ce per soggiornanti di lungo periodo, oppure avere lo status di rifugiati politici o la protezione sussidiaria.

Un’interpretazione restrittiva che nei mesi scorsi era già stata messa in discussione da diversi esperti di diritto internazionale, basandosi sulla direttiva UE del 2011 che allarga questi vantaggi economici a tutti gli stranieri che abbiano un permesso di soggiorno valido per lavorare.

Ecco perché molti papà e mamma stranieri, anche senza carta di soggiorno, hanno presentato domanda confidando in questa interpretazione estensiva della legge.

L’Inps però ha bloccato tutto in base ad un parere specifico del ministero del Lavoro.

La risposta sembra chiara: “Vanno accolte le domande di assegno presentate da cittadini italiani o comunitari o extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. Viceversa, vanno respinte le domande presentate da cittadini extracomunitari in possesso di titoli di soggiorno diversi dal predetto premesso di soggiorno CE, oppure carenti degli altri requisiti di legge”.

Quindi tutte le domande che ancora non abbiano trovato un accoglimento verranno esaminate una ad una dai singoli uffici Inps territoriali che verificheranno se almeno uno dei due genitori abbia i requisiti necessari per l’accoglimento. Ma in ogni caso tutte le richieste avanzate da chi non sia in possesso di un permesso di soggiorno idoneo non potranno essere accolte.

Un’interpretazione restrittiva che comunque non sembra essere la parola definitiva: infatti è facile immaginare che ci saranno ricorso in tribunale da parte degli avvocati delle associazioni che tutelano gli immigrati che considerano lesa la parità di diritti tra cittadini e toccherà ad un giudice stabilire se i bonus siano per tutti i bambini o meno.


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